Mia sorella al telefono: “Ale, ti ho preso un bellissimo
maglione ai saldi. L’ho scelto rosso perché so che ti piace!”.
Tutto questo per
trovare a casa non un elegante capo color amaranto ma una maglia simile alla
giacca dei vigili del fuoco.
La percezione è fisiologia e psicologia:
la nostra infanzia, i posti che abbiamo visitato, il lavoro che svolgiamo, le
persone che incontriamo, tutto contribuisce a far sì che il colore sia
un’esperienza individuale.
Ci sarà un modo per
misurare il colore, per darne una descrizione univoca? I tentativi sono
stati tantissimi nella storia - da Aristotele a Newton, passando per Goethe e
Chevreul - e nel 1905 arriva la svolta.
Albert
Henry Munsell, artista e insegnante del Massachusetts College of Art and
Design, pubblica “A Color Notation”, una nuova teoria del colore che riesce a
unificare anni di discussioni scientifiche e artistiche riguardanti un
argomento così controverso e sfuggente.
Nel sistema ideato da Munsell ogni colore è identificato
mediante tre attributi, tre coordinate che ci permettono di individuarlo in un modello tridimensionale detto, appunto, solido di Munsell. I tre valori da indicare
sono tinta, luminosità e saturazione, in
inglese Hue, Value e Chroma.
La tinta è ciò
che ci permette di distinguere, ad esempio, un rosso da un verde. Vi è poi la luminosità, misurata sull’asse centrale
del solido - in cui si trovano i grigi - la cui scala va dallo zero, il nero,
al 10, il bianco. Infine c’è la saturazione,
il grado di purezza di un colore. Per capire meglio questo concetto è possibile
cimentarsi in un piccolo esperimento: si partirà da un pigmento acrilico grigio
e si aggiungerà gradualmente del rosso per ottenere una rudimentale scala di
saturazione relativa a questa tinta.
La notazione di
Munsell è uno strumento utilissimo
in molti ambiti scientifici tra i quali proprio lo studio dei beni culturali:
il solido di Munsell, tagliato a fettine e trasformato in comode tavole da
consultare su campo, permette - solo per citare una delle possibili
applicazioni - la classificazione di suoli archeologici, i quali avranno
differenti colori a seconda del grado di umidità, del contenuto di materiale
organico e di altre sostanze.
La possibilità di identificare in maniera univoca un colore
non lo spoglia, però, del suo fascino, della capacità di evocare in noi
emozioni e ricordi. La teoria di Munsell ci permette di riflettere su come
scienza e arte possano accompagnarci, insieme, alla scoperta del mondo che ci
circonda.
Alessia Colaianni

Alessia Colaianni è giornalista pubblicista. Laureata in
Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali,
dottore di ricerca in Geomorfologia e Dinamica Ambientale, è ora autrice del
blog “Scienza e Beni Culturali” su www.saperescienza.it.
Qui i suoi articoli su colorability.


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